martedì , 30 novembre 2021
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Svolta l’Assemblea elettiva di Fiesa Confesercenti

 Forte spinta alla PDL sugli esercizi di vicinato alimentare proposta dalla Presidente Nardi con il concorso di esercenti, consumatori e cittadini

 Si è svolta oggi 18 novembre a Roma e sulla piattaforma Zoom l’ Assemblea elettiva Fiesa Confesercenti,  sul  tema “La distribuzione protagonista dell’alimentazione nell’era della transizione”.

All’evento, moderato da Valerio Maccari, responsabile dell’ufficio stampa di Confesercenti, hanno partecipato il Dr Pier Luigi De Viscovo, Editorialista, Docente di Marketing distribuzione e vendita,  Emilio Viafora Presidente Federconsumatori, Nico Gronchi, Vice presidente Vicario di Confesercenti Nazionale, l’On. Luca Squeri, membro X Commissione Camera dei deputati, l’On. Maria Chiara Gadda, membro XIII Commissione Camera dei deputati, l’On.  Martina Nardi, Presidente X Commissione Attività Produttive Camera dei deputati.

Fiesa Confesercenti, tra le Associazioni maggiormente rappresentative della distribuzione alimentare italiana, rappresentativa di tutte le specialità al dettaglio, su piccola e media superficie, nel corso del dibattito ha valutato che il confronto pubblico, segnato a tutti i livelli dalla doppia transizione ecologica e digitale, sia l’occasione per ridefinire il ruolo della distribuzione nella nuova fase storica. Un ruolo di maggiore consapevolezza sui temi dei cambiamenti climatici, del contrasto allo spreco, del consumo responsabile.

Su questi temi la Fiesa Confesercenti, in rappresentanza dei suoi iscritti ha inteso confrontarsi con i principali soggetti rappresentativi e con le istituzioni per capire quale futuro distributivo attende l’alimentazione italiana in un contesto europeo e mondiale.

Gli operatori della distribuzione alimentare sono consapevoli che il programma di transizione in funzione delle nuove sfide costituisca una grande opportunità per il futuro e la sostenibilità del pianeta. In questo scenario, ritengono che l’attuale rete di esercizi di vicinato alimentare e di piccole e medie imprese sia un asset strategico prezioso per il sistema paese, per consentire la distribuzione di prodotti di prima necessità anche nei territori svantaggiati e periferici. Fornire prodotti alimentari freschi nei paesi di montagna come in città è l’obiettivo di oggi e di domani. Gli esercizi alimentari di Fiesa Confesercenti vogliono essere protagonisti della doppia transizione per tenere fede alla loro dichiarazione: siamo la dispensa degli italiani, diamo cibo all’ Italia.

In questo senso l’Assemblea ha discusso il report preparato con Federconsumatori sul ruolo degli esercizi di vicinato e ascoltatogli interventi dei parlamentari a sostegno della proposta di Legge sugli esercizi di vicinato alimentare.

IL RUOLO DEGLI ESERCIZI DI VICINATO ALIMENTARE NELLA CRISI DELLA PANDEMIA COVID-19, TRA CHIUSURE E PROPOSTE PER IL RILANCIO DELLE ATTIVITÀ.

La presente analisi, iniziata prima dell’emergenza sanitaria Covid-19 che ha modificato radicalmente le nostre vite e la nostra economia, prende le mosse dalla considerazione dello stretto rapporto esistente tra le attività commerciali e il territorio in cui esse sorgono. Un rapporto che nella crisi pandemica si è mostrato ancora più stretto e vitale, essendo rimaste tra le poche attività aperte al pubblico, permet­tendo ai cittadini di riscoprire l’importanza di una rete di esercizi di prossimità che in questi anni hanno progressivamente perso terreno di fronte alla corsa di ipermercati e discount.

Nei mesi segnati dall’emergenza e dalle drastiche misure di contenimento dei movimenti consentiti ai cittadini, il ruolo dei negozi di vicinato di vendita dei prodotti alimentari ha avuto una forte rivalutazio­ne, tanto più in quelle aree meno servite da servizi. La vicinanza, la possibilità di accedere facilmente a rifornimenti di prodotti alimentari freschi e di qualità, la possibilità di accedere ad un luogo consentito di socialità e la possibilità di riceverli a casa hanno ridisegnato il profilo economico e sociale dei punti vendita cosiddetti tradizionali.

LA CRISI DEGLI ESERCIZI DI VICINATO IN CIFRE

In questi anni abbiamo assistito ad una progressiva crisi dei cosiddetti negozi di vicinato e delle bot­teghe, in particolare le attività di piccoli commercianti e artigiani stanno letteralmente sparendo. Tale fenomeno riguarda soprattutto i piccoli centri e le aree rurali.

Secondo una recente ricerca da settembre 2009 a settembre 2019, complessivamente, sono circa 208.000 le botteghe artigiane e i piccoli negozi che hanno chiuso i battenti, portando alla perdita del posto di lavoro per oltre 520.000 addetti. Spesso, trattandosi di esercizi a conduzione familiare, questo si traduce in una perdita dell’unica fonte di reddito di intere famiglie.

Non è trascurabile, inoltre, il fatto che questa raffica di chiusure stia incidendo negativamente anche in termini di spopolamento delle aree rurali, dei piccoli comuni nelle aree montane, per non parlare delle zone colpite dal sisma del 2016.

Se consideriamo gli ultimi due anni gli esercizi di vicinato alimentare hanno avuto una riduzione delle consistenze di altre 2 mila unità.

Questa contrazione del tessuto imprenditoriale riguarda soprattutto due comparti:

  • quello delle carni che in due anni perde quasi 900 imprese
  • quello del pane con quasi 800 attività in meno

Tra il 2018 e il 2020 il commercio al dettaglio di carne vede una contrazione media annua delle attività del 2,9%, il commercio di frutta e verdura di 6,8%.

Per le altre tipologie di impresa a fronte di un 2019 difficile si registra un leggero recupero nel 2020, favorito dal confinamento domestico derivato dalla crisi sanitaria, a riconferma di una importante funzione di vicinato e di servizio primario svolto da questi esercizi.

UN TESSUTO URBANO CHE SI SGRETOLA

Una chiusura così significativa e massiccia dei piccoli esercizi commerciali ha determinato e continuerà a produrre un vero e proprio cambiamento morfologico dei piccoli centri urbani. Questo incide non solo sulla qualità della vita in tali centri, ma anche sulla sicurezza dei cittadini: gli esercizi commerciali com­portano vetrine e insegne illuminate, strade “vive” e frequentate.

La chiusura degli esercizi nei piccoli centri urbani assume, pertanto, grande rilievo anche dal punto di vista sociale oltre che economico, determinando un peggioramento in termini di vivibilità e percezione della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Non sono da sottovalutare, inoltre, i risvolti in termini relazionali: negli anni si è andata sgretolando un’in­tera rete di legami e relazioni basate sulla fiducia, che costituivano parte integrante del tessuto sociale di alcuni piccoli borghi. Qui il negozio di vicinato non era solo il luogo dove reperire i beni di prima ne­cessità, ma rappresentava un luogo di incontro e rivestiva un importante ruolo identitario e di coesione sociale.

Questo fenomeno colpisce molte aree d’Italia, indistintamente, ma è nei piccoli centri urbani, nelle aree montane e nelle aree periferiche delle grandi città che si fa più forte, significativo e grave.

 LA RICERCA A CURA DI FEDERCONSUMATORI E FIESA CONFESERCENTI

L’avanzare della scomparsa degli esercizi di vicinato fin qui descritto mette in luce la necessità e l’ur­genza di risposte da parte della politica.

In tal senso la Federconsumatori ha realizzato, in collaborazione con Fiesa Confesercenti, una ricerca ap­profondita e dettagliata che consente di tracciare una vera e propria mappatura di quanti esercizi com­merciali di piccole dimensioni (con superficie inferiore a 400 metri quadrati) hanno dovuto cessare la propria attività da gennaio 2018 a giugno 2019.

Le ricerche finora realizzate, infatti, forniscono dei dati complessivi, che però non indagano le tipolo­gie commerciali né le singole aree in cui la desertificazione sta avvenendo ed in che misura.

Per avere un quadro completo di come si evolve oggi questa situazione abbiamo realizzato inoltre un focus particolare sui centri al di fuori delle grandi aree urbane, con particolare riferimento a:

Piccoli comuni con meno di 1.000 abitanti; Comuni montani; Aree colpite dal sisma 2016-2017.

La ricerca si incentra su alcune tipologie di negozio che risultano di vitale importanza per l’acquisto di beni di prima necessità quali quelli che rientrano nelle seguenti fattispecie: Produzione di pane, prodotti di pasticceria freschi; Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande; Commercio al dettaglio di frutta e verdura; Commercio al dettaglio di carni e di prodotti a base di carne; Commercio al dettaglio di pane, torte, dolciumi e confetteria;

Commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari.

UNO SGUARDO COMPLESSIVO, LE CHIUSURE

Guardando ai risultati dell’indagine emerge subito ed in maniera estremamente chiara come le aree maggiormente colpite dalla chiusura di esercizi commerciali relativi alle attività prese in esame si trovino soprattutto nel Sud Italia.

Chiusura dei piccoli esercizi commerciali delle categorie prese in esame – gen. 2018 – giu. 2019

La maglia nera spetta alla Campania, con 531 esercizi chiusi, seguita dalla Sicilia con 422 e dalla Puglia con 385.

In totale le attività appartenenti alle categorie prese in esame, tra gennaio 2018 e giugno 2019, in Italia, ammontano a 3.313. Di questi il 5,34% si trova in comuni montani e circa l’1% in comuni con una popolazione inferiore a 1.000 abitanti.

Dando uno sguardo alle province colpite dal fenomeno, emerge che il maggior numero di chiusure è avvenuto a Napoli (247 esercizi delle tipologie esaminate), a cui segue la Provincia di Roma (163) e Bari (137).

Piccoli esercizi commerciali delle categorie prese in esame che hanno chiuso l’attività, gen. 2018 – giu. 2019

È interessante, anche ai fini di analizzare le abitudini di consumo dei cittadini, considerare quali sono le categorie di esercizio commerciale colpite più duramente da questo fenomeno.

In tutta Italia, la tipologia commerciale che ha conosciuto il maggior numero di chiusure tra i piccoli esercizi è quella relativa al commercio al dettaglio di carni e prodotti a base di carne, che ha registrato 2.193 chiusure, pari al 66% del numero totale di esercizi che hanno cessato l’attività nel periodo conside­rato. In pratica, da gennaio 2018 a giugno 2019 in media 4 esercizi di questa categoria al giorno hanno chiuso la propria attività. Seguono, in questa triste classifica, le attività relative al commercio al dettaglio in esercizi non specia­lizzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande. In questo caso gli esercizi che hanno cessato la propria attività sono 719, pari al 21,7% del totale di quelli che hanno chiuso.  In terza posizione si trovano, invece, le attività relative al commercio di frutta e verdura, che hanno registrato 268 chiusure, pari all’8% del totale.

TIPOLOGIA COMMERCIALE CHE HA REGISTRATO IL MAGGIOR NUMERO DI CHIUSURE

LE CONSISTENZE

L’analisi ha altresì preso in esame le consistenze nei medesimi settori commerciali, al 1°gennaio 2020. Da questo ulteriore esame emerge con ancora maggiore chiarezza in che misura e con quale incidenza le chiusure dei piccoli esercizi commerciali stiano cambiando la morfologia del nostro Paese, aumentan­do disparità e differenze a livello territoriale.

Dall’esame sulle consistenze emerge, infatti, che relativamente agli esercizi monitorati nel presente studio, le consistenze al 1°gennaio 2020 ammontano a 164.510 negozi.

Nel dettaglio il 19,5% degli esercizi (pari a 32.121) è ubicato nel Centro Italia, il 35,04% è ubicato al Nord (pari a 57.652), il 45,43% è ubicato al Sud e nelle isole.

Rapportando le chiusure al numero di esercizi “sopravvissuti” emerge che l’area più colpita è quella del Sud Italia e delle isole: il 2,44% degli esercizi di piccole dimensioni che operano nei settori commerciali presi in esame ha chiuso i battenti nel periodo considerato. Al Centro tale percentuale si attesta all’1,61% e al Nord all’1,67%.

LA PROIEZIONE A 5 ANNI

Prendendo come base le chiusure che hanno avuto luogo da gennaio 2018 a Giugno 2019 è possibile effettuare una proiezione della situazione tra 5 anni.

Considerando le variabili che possono intervenire nelle dinamiche del commercio al dettaglio e nel settore dei consumi, si stima che nel 2025 la riduzione degli esercizi commerciali di piccole dimensioni operanti nelle aree prese in considerazione oscillerà tra il -6,9% e il -8,4%.

Tradotto in consistenze, le chiusure potrebbero attestarsi tra 9.544 e 11.462, vale a dire, oltre 3 volte le chiusure registrate oggi.

Nel dettaglio, la categoria in cui si prevede il maggior numero di chiusure rimane quella relativa al commercio al dettaglio di carni e prodotti di carne. Meritano attenzione e allarme anche le categorie re­lative al commercio al dettaglio di beni primari quali il pane, la frutta e la verdura, nei quali si prevedono, rispettivamente, 266 e 894 chiusure al 2025.

 UN QUADRO PREOCCUPANTE

L’analisi fin qui condotta rivela un quadro alquanto preoccupante. Non è casuale la scelta di focalizzarsi sul numero e la classificazione commerciale degli esercizi che hanno cessato la propria attività nel periodo preso in esame: l’obiettivo è, infatti, quello di restituire la misura di un’emergenza che si fa sempre più grave. Recentemente l’Istat ha rilevato una flessione, per il terzo anno consecutivo, delle vendite delle imprese operanti su piccole superfici, in calo del -0,7%. Una tendenza che conferma ed alimenta la situazione di difficoltà che tali esercizi affrontano quotidianamen­te.

In quest’ottica bisogna restituire una possibilità di crescita, di sviluppo e di investimento anche a quei piccoli esercizi che vedono sempre più ridursi la probabilità di sopravvivenza nel mercato, magari pun­tando proprio sul rinnovamento in chiave green e sostenibile, nonché sul recupero e sulla valorizzazione della centralità del proprio ruolo di fulcro di socializzazione fondamentale per il tessuto urbano, di rilancio delle comunità, delle filiere corte e del contrasto alla mobilità forzata.

Nel percorso di rivitalizzazione del tessuto delle MPMI, un ruolo centrale lo assume il decisore pub­blico a livello nazionale e locale in quanto soggetto preposto a definire le politiche di sviluppo e le linee e i livelli di programmazione delle azioni per la corretta vivibilità e funzionalità dei territori in coerenza con le prestazioni attese di qualità della vita e di sostenibilità ambientale. Non si può infatti prescindere dalla volontà politica per stabilire strategie di iniziative pubbliche di sostegno attivo alle MPMI insediate nelle aree più disagiate, per fornire servizi alla popolazione e allo stesso tempo per supportare le filiere territoriali con politiche mirate in termini di fiscalità agevolata, per esempio in materia di IMU e Tari e oc­cupazione suolo pubblico e regime semplificato e misure di incentivo per la valorizzazione dei prodotti del territorio.

In questa direzione va la proposta avanzata da Fiesa Confesercenti e Federconsumatori di un provvedimento legislativo dedicato.

Nei giorni dell’emergenza più acuta, gli esercizi di vicinato alimentare sono tornati al centro delle scelte delle famiglie, per comodità, per la fre­schezza dei prodotti, per i servizi. Hanno svolto un lavoro coraggioso e fondamentale alle comunità, come ha riconosciuto il Presidente Mattarella nella recente Assemblea generale di Confesercenti del 16 novembre us. Si è trattato di un lavoro essenziale, per fornire alla popolazione beni di prima necessità. È stato possibile perché decina di migliaia di piccoli imprenditori negli anni hanno resistito alle tante scadenze di un fisco invasivo e una burocrazia lenta, che impediva spesso di fare il lavoro con serenità. L’auspicio è che la pandemia che ha attraversato l’Italia termini in fretta, tornando alla nor­malità, avendo imparato qualcosa: la necessità per una comunità di non disperdere i propri valori e la propria identità fondata sulla pluralità delle espressioni sociali, culturali, economiche, adoperandosi sempre per la sua salvaguardia.

Guarda video assemblea:

LEGGI LE AGENZIE

Alimentare: 3.313 negozi di vicinato chiusi tra 2018 e 2019

Analisi Fiesa Confesercenti, 73% fuori da grandi centri urbani

(ANSA) – ROMA, 18 NOV – Nel periodo tra gennaio 2018 e giugno

2019, 3.313 esercizi commerciali di vicinato di piccole

dimensioni del settore alimentare hanno chiuso i battenti. Di

questi, il 73% si trova al di fuori dei grandi centri urbani: il

5,34% in comuni montani e circa l’1% in centri con una

popolazione inferiore a 1.000 abitanti. Ô quanto emerge

dall’analisi di Fiesa Confesercenti e Federconsumatori fotografa

la crisi degli esercizi di vicinato. Una crisi ancora più

allarmante, all’indomani del ruolo fondamentale svolto da queste

realtà durante i giorni più duri della pandemia.

Maglia nera alla Campania, con 531 negozi chiusi, seguita

dalla Sicilia con 422 e dalla Puglia con 385. Per quanto

riguarda le province, il maggior numero di chiusure è avvenuto a

Napoli (247 esercizi), a cui seguono Roma (163) e Bari (137). In

tutta Italia, la tipologia commerciale più colpita è quella

relativa al commercio al dettaglio di carni e prodotti a base di

carne, con 2.193 chiusure, pari al 66% del numero totale: in

media 4 esercizi di questa categoria al giorno hanno cessato

l’attività. Segue il commercio al dettaglio in esercizi non

specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande

(719, 21,7% del totale di quelli che hanno chiuso), e i negozi

di frutta e verdura (268, 8% del totale).

Il 19,5% degli esercizi (32.121) è ubicato nel Centro Italia,

il 35,04% al Nord (57.652), il 45,43% al Sud e nelle isole.

Quest’ultima area è quella più colpita dalle chiusure. (ANSA).

 

Alimentare: nel 2025 rischio 10.000 negozi vicinato in meno

7.309 esercizi di commercio carne potrebbero scomparire

(ANSA) – ROMA, 18 NOV – Se la crisi degli esercizi

commerciali di piccole dimensioni proseguirà, nel 2025 10.503

attività potrebbero chiudere, 3 volte di più rispetto a quelle

registrate fino a oggi, una percentuale che oscilla tra il -6,9%

e il -8,4%. Ô l’allarme che emerge dall’analisi di Fiesa

Confesercenti e Federconsumatori, che auspicano un sostegno

verso questo tipo di impresa. Potrebbero scomparire 7.309

esercizi di commercio al dettaglio di carni e prodotti di carne,

894 negozi di vendita di frutta e verdura e 266 riguardanti

pane, torte, dolciumi e confetteria.

“La crisi degli esercizi di vicinato non danneggia solo il

tessuto economico, ma anche le comunità. All’indomani del

lockdown i dati rilevati risultano ancora più problematici”, ha

affermato il presidente Federconsumatori, Emilio Viafora,

presentando l’analisi. “Non è però una strada segnata – afferma

– molto dipenderà anche da come decideremo di spendere i soldi

del Pnrr, dalla rivitalizzazione dei piccoli centri e dal

contenimento dei fattori di spopolamento soprattutto delle aree

interne”. (ANSA).

 

 

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