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Riunita la Presidenza nazionale Fiesa, timori per la tenuta dei consumi natalizi

Buone le aspettative per i prodotti tipici e tradizionali di qualità

La Presidenza Nazionale Fiesa riunita a Roma   lunedì 10 dicembre us ha discusso  della costituzione dell’Organismo interprofessionale della Carne bovina, dei programmi di lavoro e delle attività da proporre alla OI; ha deliberato di aderire alla OI ortofrutta e dato mandato alla Giunta di attivarsi nei confronti degli organismi dirigenti per il perfezionamento della pratica. Ha quindi affrontato il tema del Protocollo di lavoro con Assograssi e della questione del ritiro degli scarti; delle previsioni dei consumi natalizi; del Decreto Pane e DDL panificazione oltre che del rinnovo del CCNL.

In apertura dei lavori il Presidente Gian Paolo Angelotti ha ricordato la figura di Nicola Caggiano, membro della Presidenza e della Giunta nazionale Fiesa oltre che Direttore della Confesercenti di Bari.

A Nicola è andato il commosso omaggio di tutta la Presidenza nazionale.

Sula OI Carni bovine il Presidente Angelotti ha spiegato che essa è stata  costituita nell’interesse dell’intera filiera, avendo tra i propri scopi la tutela e la difesa dell’immagine del settore,  la promozione di una assunzione consapevole delle proteine animali e la valorizzazione della zootecnia per la tutela dei territori rurali dalla desertificazione, il contrasto alle notizie false o tendenziose che spesso vengono diffuse a danno del comparto carni.

La “O.I. Carne Bovina-OICB” vuole affermare che la carne consumata all’interno di una sana e corretta dieta alimentare permette di mantenere la salute, sviluppare le attività cognitive, contribuire alla crescita umana.

Angelotti ha detto che si tratta di un importante passo, da tempo atteso dagli operatori della filiera, per la creazione di una struttura centrale, indispensabile per le scelte che dovranno essere prese per lo sviluppo, l’innovazione e il commercio di questo settore strategico per l’agroalimentare italiano. In questo senso il nuovo organismo si occuperà delle questioni relative alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti di riferimento, con particolare attenzione ai processi di internazionalizzazione per l’accesso ai nuovi mercati; in particolare esaminerà: accordi, procedure e regole comuni, con l’obiettivo di abbattere i costi e migliorare le caratteristiche merceologiche, la logistica e le procedure di transazione.

Per questi motivi la  “O.I. Carne Bovina-OICB” potrà diventare  la massima espressione del settore, fulcro del dialogo tra tutti i rappresentanti della filiera. Il grande valore aggiunto della OI è che mette insieme tutte le parti della filiera, dalla produzione alla commercializzazione, una vera novità per il settore.”

Sulla stessa linea Daniele Maiani  Presidente di Assofrutterie ha auspicato che si possa aderire entro il prossimo anno alla OI Ortofrutta.

In riferimento al protocollo di lavoro con Assograssi la Presidenza ha valutato positivamente il percorso svolto e accentuato il tema della detassazione dalla Tari a livello locale del corrispettivo pagato per il conferimento alle ditte specializzate degli scarti di lavorazione. Su questo tema è stato anche sottolineato il ritrovato valore dei materiali conferiti e le forti assonanze con gli argomenti che potrebbero rientrare a pieno titolo nell’agenda della OICB.

Sulla previsione dei consumi natalizi, il Direttore Fiesa Gaetano Pergamo ha illustrato il lavoro specifico svolto dall’ufficio economico in combinazione con la ricerca Confesercenti. Gli italiani arrivano al Natale 2018, con qualche timore in più. Oltre un terzo dei nostri concittadini (il 38%), ritiene che l’anno si chiuda con un’Italia peggiorata dal punto di vista socioeconomico.

Tra i problemi che preoccupano maggiormente gli italiani c’è la situazione dell’economia dell’Italia, segnalata dal 32% degli intervistati. Ma c’è anche un 19% che si dice preoccupato soprattutto per lo spread e la tenuta dei conti pubblici.

Rimangono poi le due preoccupazioni principali degli italiani su giovani e lavoro, segnalate entrambe al 35%.

A fronte di questo quadro, dalla ricerca di Confesercenti il 17% delle famiglie ha indicato di aver ridotto i consumi durante l’anno. Un segnale purtroppo negativo, ma in linea con la frenata delle vendite registrato nel 2018. La diminuzione, però, sembra dovuta più all’incertezza che ad un peggioramento oggettivo delle condizioni economiche delle famiglie. Che comunque rimangono non brillanti: solo il 41% degli italiani, infatti, ritiene che il proprio reddito familiare permetta di vivere agiatamente (il 2%) o con tranquillità (il 39%). Per il 40% è invece insoddisfacente, e a questi si aggiunge un 14% che segnala difficoltà ad arrivare a fine mese ed un 5% che, invece, non riesce mai ad arrivarci e si sente povero.

La spesa per i regali di Natale. Il 33% degli italiani vorrebbe spendere per Natale meno dello scorso anno, contro un 7% che invece vorrebbe spendere di più. Il risultato è una spesa in leggera contrazione. Secondo le intenzioni d’acquisto rilevate dallo studio confederale, il budget previsto per i regali di Natale a parenti e amici scende a 285 euro, dai 307 dello scorso anno con un calo del -7,2%. Diminuisce anche il numero di regali: dagli 8 a persona rilevati per il Natale 2017 si passa a 7.

Una notizia positiva è che per la prima volta in cinque anni, è in crescita la percentuale di chi acquista nei negozi, che passa dal 16 al 19%. Una crescita superiore a quella del canale web, che invece passa dal 34 al 36%. Calano, invece, i mercatini/bancarelle – scelti dall’11% degli intervistati contro il 12% dello scorso anno – e le grandi strutture commerciali (da 35 a 32%).

Tra i prodotti più gettonati per fare un regalo i prodotti gastronomici e il vino costituiscono il 53% seguito da libri, capi d’abbigliamento, accessori moda, giochi o videogiochi e prodotti tecnologici, Più distante nella classifica dei doni più acquistati l’arredamento/cose per la casa, gli elettrodomestici, seguiti da calzature e viaggi. Tra gli acquisti delle famiglie per Natale l’agroalimentare comprensivo del vino rimane il comparto più gettonato.

Più in generale l’andamento dei consumi durante questo 2018 ha risentito delle dinamiche macro economiche. Nello specifico i derivati dei cereali rappresentano il 14,2% della spesa per acquisti di prodotti alimentari e sono il prodotto più significativo, dopo vengono il latte e derivati (13,8%), gli ortaggi (10,4%), la carne (10%), e la frutta (9,1%).

Nel 2017 rispetto al 2016 tra i prodotti sfusi i primi quattro per crescita nella spesa sono: il pesce fresco (+7%), gli ortaggi e legumi (+4.4%), per la frutta fresca (+4,3%) e per le carni avicole (3,9%). Gli acquisti di derivati dei cereali crescono dello +0,8%, ma le dinamiche dei prodotti afferenti al comparto mostrano tendenze contrapposte che rispecchiano in parte il nuovo modo di porsi davanti al cibo: alcuni prodotti tradizionali della dieta mediterranea vengono sostituiti da altri della stessa filiera con caratteristiche diverse. Ed ecco che i prodotti “integrali” superano i “tradizionali”. La pasta di semola secca e il riso, ad esempio, perdono volume e anche valore (-1,6% in volume e -3% la spesa per la pasta e +2% il volume ma -2% il valore per il riso), sostituiti evidentemente da pasta di semola integrale, per la quale la crescita degli acquisti si traduce in un +17%e dal riso integrale (+10% la spesa e +20% i volumi). Anche in questo primo semestre del 2018 rispetto al 2017 la crescita dei derivati dei cereali è del +0.8% Si delineano le scelte dei consumatori circa il mutato modo di alimentarsi; i dati più evidenti sono “meno carboidrati e più proteine”. I segmenti naturale e benessere la fanno da padroni, rappresentando in molti casi una crescita a due cifre (pasta di semola integrale: +16%, riso integrale: + 20%, ma anche frutta secca: +7,9% nel 2017 da sommarsi al +7,7% del 2016). Tra i prodotti freschi per i quali la spesa risulta in aumento emerge il comparto delle uova, + 16,7%. Tuttavia, in questo caso da ascriversi esclusivamente all’aumento dei prezzi medi dovuto da un lato alla minor disponibilità di offerta, dall’altro lato alla maggior presenza in assortimento di uova provenienti da allevamenti “a terra” e biologici, che hanno prezzi più alti.  In notevole aumento anche la spesa per il burro e la spesa per tutte le carni, per le quali però i volumi venduti risultano nel complesso stabili, con intonazione leggermente positiva per le bovine (+0,2%) e leggermente flessiva per le suine (-0,8%), mentre restano stabili i volumi delle avicole.

Tutti gli intervenuti hanno manifestato un moderato ottimismo, con alcune perplessità sulla tenuta per il livello di consumo rispetto all’anno precedente; buone le aspettative per i consumi tipici natalizi con l’evidenza che sempre più il consumatore concentra gli acquisti negli ultimi giorni, con una forte attenzione al rapporto qualità/prezzo. In evidenza la dinamica premiale per i prodotti artigianali di qualità. Buone aspettative per i dolci tradizionali- panettoni, pandori, e le tipicità regionali- per i preparati a base di carne, ovini e bolliti; buone aspettative per il settore ittico e per l’ortofrutta- con la frutta secca e gli agrumi a farla da padrone.

La Presidenza ha quindi affrontato il tema del decreto Pane. Un decreto emanato dopo 12 anni di trattative e incontri, di comunicazioni con Bruxelles sulle compatibilità comunitarie, sulla libera circolazione di merci e prodotti. Il Mise è riuscito nell’impresa di emanare un decreto per stabilire ciò che la legge aveva già delineato, ossia un regolamento di disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione  della  dicitura  «pane  conservato». Tutto questo mentre al Senato è ripartito l’iter di disciplina della materia ben più ampio e articolato. La Presidenza ha ribadito che l’auspicio della Federazione è che si possa utilizzare quale testo di confronto parlamentare l’articolato del DDL del sen. Taricco e del sen. Mollame, ex testo della PDL Romanini, giungendo quanto prima alla definizione di un testo coordinato in modo da accelerare i tempi di approvazione a Palazzo Madama.

La vera esigenza della categoria, per Fiesa Assopanificatori, è che si faccia presto a varare il testo normativo, a fronte di questo tardivo e non esaustivo decreto che lascia molti aspetti della vita della panificazione senza risposte.

A conclusione della giornata di lavoro è stato svolto il lungo consuntivo dell’attività dell’anno, dalla partecipazione a Eurocarni/Fiera Agricola a Verona all’inizio del 2018, al premio Maestro del Commercio Alimentare, dalla ripresa dell’iter parlamentare sulla regolamentazione dell’Arte bianca al decreto pane, alle audizioni parlamentari, al Progetto Unitelma sulla sicurezza alimentare, con l’Università La Sapienza di Roma, al lancio del riconoscimento della pizza bianca romana alla pala del fornaio, all’omaggio a Sua Santità Papa Francesco, alla visita professionale  di un’ampia delegazione Fiesa a Fico, alla costituzione della OICB, ai convegni sulla sicurezza alimentare come quello sull’Acrilammide. Fino alle iniziative territoriali a cui Fiesa nazionale ha dato il suo significativo apporto: dal Festival del Cibo di strada di Cesena  alla Città che vorrei di Ferrara, dal Saral Food alle iniziative di studio sulle Fake news di Pescara, al varo e alla partecipazione ad alcune missioni per l’internazionalizzazione dell’agroalimentare italiano in Cina ed a Cuba, al rinnovo del protocollo d’Intesa con Federconsumatori, alla partecipazione a “Ti voglio pane” a Fico.

Alla fine dei lavori la Presidenza ha organizzato un piacevole scambio di auguri a base di prodotti tipici.

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