venerdì , 25 settembre 2020
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Presidenza Nazionale Fiesa: emergenza coronavirus

Evidenziata importanza degli esercizi di vicinato

Adesso strutturare interventi di valorizzazione

Si è svolta il 21 luglio us la riunione di Presidenza nazionale Fiesa, in modalità video conferenza, ai sensi del DL 18/2020 per discutere dello  Stato delle misure governative in materia di sostegno alle imprese (prestito, finanziamento a Fondo perduto, Cassa integrazione, moratoria fiscale, benefit alle famiglie…),  e svolgere le dovute valutazioni; del ruolo degli esercizi alimentari di vicinato nell’emergenza Covid 19 e la riapertura di tutte le attività con il progetto con Federconsumatori di consolidamento di immagine degli esercizi al dettaglio; della consumazione sul posto e le possibilità di occupazione suolo pubblico; della ripresa del confronto con le OO SS per il CCNL della panificazione e il rinnovo degli organismi della bilateralità Ebipan e Fonsap; del punto sulle attività dell’OICB per il settore carni; del progetto di valorizzazione domestica dei prodotti ittici, con il prof Agostino Macrì; della proposta di contenimento delle vendite dirette di ortofrutta degli agricoltori; delle attività federale in materia di contratti di filiera.

Sul primo punto all’odg è stato illustrato, facendo seguito a comunicazioni scritte degli uffici tecnici, che  l’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni per richiedere il contributo a fondo perduto previsto dal Dl Rilancio. In attuazione dell’articolo 25 del Decreto, il provvedimento dell’Agenzia ha definito i passi da compiere per richiedere e ottenere il contributo a fondo perduto a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalle conseguenze economiche del lockdown, presentando domanda dal 15 giugno al 13 agosto. Il Bonus a fondo perduto potrà essere richiesto compilando elettronicamente una specifica istanza tramite il canale telematico Entratel/Fiscoonline o avvalendosi dei servizi del sistema Confesercenti. Il contributo a fondo perduto può essere richiesto dalle imprese, a patto che siano in attività alla data di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo. In particolare, il “Decreto Rilancio” precisa che non possono fruire del Bonus a fondo perduto i soggetti la cui attività risulta cessata nella data di presentazione della domanda. In sintesi, il contributo a fondo perduto spetta qualora siano soddisfatti due requisiti. Il primo consiste nell’aver conseguito nel 2019 ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il secondo requisito da soddisfare per ottenere l’erogazione del contributo a fondo perduto è che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’analogo ammontare del mese di aprile 2019. L’ammontare del contributo non è difficile da calcolare.  Alla differenza fra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e il valore corrispondente del mese di aprile 2019 si applica una specifica percentuale in relazione all’ammontare di ricavi e compensi:

  • 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 400mila euro
  • 15%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 1 milione di euro
  • 10%  se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 non superano la soglia di 5 milioni di euro

Il contributo è comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo a fondo perduto è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap e non incide sul calcolo del rapporto per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito, compresi gli interessi passivi.

Sulla misura la Presidenza ha espresso un giudizio favorevole inquadrandola nel complesso dei provvedimenti governativi varati per fronteggiare le conseguenze economiche della crisi epidemiologica e dunque unitamente alle misure del prestito legato all’erogazione di 25 mila euro, pur con tutte le problematicità rilevate in ordine alle procedure bancarie, alle misure sulla cassa integrazione, ai provvedimenti di sostegno ai consumi varati con i provvedimenti dei maggiori benefit per famiglie e lavoratori, oltre che del rinvio delle scadenze fiscali, che meglio sarebbe stato azzerare per il periodo di lockdown. Un complesso importante di risorse che potranno avere esiti di contenimento dei danni economici causati dall’emergenza covid-19 ma certamente non riusciranno a ripianare le perdite delle imprese, anche del settore alimentare, in alcuni casi costretti a rimanere aperti pur in presenza di una domanda non sufficiente per gli effetti del lockdown, come nel caso della panificazione.

Sul secondo punto all’odg, è stato sottolineato che  nei giorni dell’emergenza più acuta, gli esercizi di vicinato alimentare sono tornati al centro delle scelte delle famiglie, per comodità, per la freschezza dei prodotti, per i servizi. Hanno svolto un lavoro essenziale alle comunità, come sempre, anche in condizioni difficili e senza che le autorità abbiano fornito assistenza o mascherine o altro, con forza, coraggio e professionalità in mezzo alle mille difficoltà. Come eroi di fronte alla diffusione del virus. La Presidenza ha sottolineato che si è trattato di un lavoro essenziale, per fornire alla popolazione beni di prima necessità. L’emergenza epidemiologica una lezione al paese l’ha data. Le misure di stato di massima crisi, di lockdown di tutte le attività, di distanziamento sociale, di contenimento degli spostamenti, sono attuabili se il paese è attrezzato a reggere una simile riconversione della socialità emergenziale, se ha una struttura socio economica plurale. Ciò è stato possibile grazie alla sopravvivenza nel nostro paese di un modello di impresa plurale che ancora conserva una moltitudine di attività e di strutture economiche, produttive e distributive, sociali, culturali e sanitarie in grado di scattare e rispondere all’emergenza. Succede in campo economico dove la struttura del paese è, nonostante tutto, ancora in prevalenza segnata dalla presenza di MPMI; in campo socio culturale con l’altissima diffusione di centri di aggregazione e partecipazione; e in quello sanitario con un sistema pubblico di sicurezza e assistenza e presidi di alto livello. Senza questo apparato il Paese sarebbe stato davvero in una emergenza drammatica, che invece ha rilanciato l’interesse per l’esercizio commerciale di vicinato, di prossimità: a cui rivolgersi per i beni di prima necessità, quelli alimentari, dei prodotti freschi da acquistare senza spostarsi troppo da casa, in modo facile e veloce, in sicurezza e senza accalcamenti.

Questo patrimonio- così utile, sino a diventare necessario- a disposizione del paese, per la Presidenza non deve essere posto nelle condizioni di arretrare su posizioni marginali, ma messo in grado di svolgere un ruolo attivo nella vita del paese e nelle politiche inclusive, di valorizzazione  della vivibilità non solo delle città ma anche dei territori disagiati, con politiche pubbliche di sostegno e di incentivi. Senza questi esercizi l’Italia sarebbe stata ancor di più in difficoltà, soprattutto quella del disagio insediativo.

La Presidenza ha, dunque, sollecitato a riprendere il progetto di legge di sostegno agli esercizi commerciali di vicinato che svolgono funzioni commerciali primarie, come quelle della distribuzione dei prodotti alimentari essenziali, svolgendo un progetto ad hoc con Federconsumatori sul ruolo della piccola e media distribuzione, anche nel periodo di emergenza Coronavirus.

Sul terzo punto, la Presidenza ha chiesto la piena attuazione delle previsioni di legge in materia di consumazione sul posto. In questo senso ha svolto un confronto sulle politiche degli enti locali in materia di consumazione sul posto e di spazi all’aperto. Dagli interventi è emerso un quadro abbastanza omogeneo delle disposizioni comunali sulla disponibilità per gli esercizi di vicinato all’occupabilità di spazi all’aperto per la consumazione sul posto, nel rispetto della legislazione anti covid-19. Del resto, scelte diverse, volte a limitare tale possibilità solo ad alcune tipologie di esercizi, sarebbe gravemente lesiva degli interessi degli esercizi di vicinato e dei laboratori artigiani alimentari abilitati alla consumazione sul posto oltre ad essere in contrasto con la norma nazionale. Inoltre, si rischierebbe di produrre evidenti distorsioni concorrenziali nel settore della vendita di alimenti e bevande con consumo sul posto, tema sul quale è già più volte intervenuta l’Antitrust, con AS1316, in quanto suscettibile di limitare le possibilità di scelta dei consumatori.

Sul quarto punto, la Presidenza ha valutato positivamente  la scelta di Assopanificatori illustrata dal Presidente Trombini di procedere al confronto con Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil per la ripresa del negoziato per esaminare lo stato della situazione della panificazione italiana durante il primo semestre del 2020. Nell’incontro con i Sindacati la delegazione Fiesa Assopanificatori ha ricordato come nei mesi della pandemia non abbia mai smesso, in sintonia con la Confederazione, di denunciare la prolungata crisi economica derivata dalla chiusura delle attività, evidenziando che anche quelle “sostanzialmente” costrette a rimanere aperte avevano subito gli effetti del fermo totale del paese e del concreto confinamento domestico della popolazione. La delegazione ha ricordato al Sindacato che è stato così per molte attività che hanno dovuto sommare al calo, totale o parziale, delle vendite i notevoli ed incomprimibili costi di gestione delle attività tenute forzosamente aperte. Anche le attività della panificazione artigianale hanno risentito di notevoli contrazioni, avendo fatto registrare perdite di fatturato tra il 30 e il 40%. Nell’ambito di questo quadro, che permane assai critico ed incerto, Fiesa Assopanificatori ha illustrato le proprie priorità che sono quelle di liberare le risorse accantonate sulla bilateralità velocemente per dare sostegno a lavoratori ed imprese per misure  emergenza Covid 19, così come si è fatto in altri settori, e per affermare la necessità che Fonsap assicuri le prestazioni a tutte le imprese e lavoratori, per tutto il periodo di cassa integrazione, anche in assenza di versamenti. Il confronto è stato cordiale e costruttivo ed ha registrato la condivisione del Sindacato con cui sono stati fissati altri appuntamenti di lavoro per condividere misure e proposte di sostegno al settore, anche tramite la bilateralità che si auspica possa svolgere un ruolo sempre più coeso ed incisivo. La Presidenza ha indicato il Vice Presidente Assopanificatori Vinceslao Ruccolo a rappresentare l’Associazione nella bilateralità Ebipan/Fonsap, rivendicando la Presidenza di uno dei due enti.

Sul quinto punto, il Presidente Angelotti ha relazionato sulla richiesta di un piano di sostegno strutturale per rilanciare il settore delle carni bovine, duramente colpito dall’emergenza Coronavirus e ancora più in difficoltà nella fase di riapertura delle attività.  Il piano è stato richiesto da OICB, l’Organizzazione Interprofessionale della Carne Bovina di cui Fiesa Confesercenti fa parte. Angelotti ha spiegato che la chiusura del canale Horeca nei mesi scorsi, con lo stop di tutte le attività di hotel, ristoranti, caffè, bar e mense, unita alle forti restrizioni imposte alla circolazione in ambito comunitario e al rallentamento delle attività di macellazione durante il lockdown, ha comportato pesanti ripercussioni nel settore del bovino da carne, determinando un crollo delle vendite di oltre il 30%. Per questi motivi, le 7 organizzazioni riunite in OICB hanno chiesto al Governo interventi di lungo periodo per uscire dall’emergenza, manifestando la loro piena disponibilità a fornire appoggio e collaborazione al Mipaaf per la creazione di un piano di sostegno strutturale che rilanci e valorizzi il settore delle carni bovine italiane, puntando su export, promozione e tavolo di dialogo con la distribuzione.

Sul sesto punto, la Presidenza ha apprezzato la proposta di emendamento formulata nell’ambito dell’art 7 della legge di delegazione europea, finalizzata alla corretta individuazione dei prodotti provenienti dall’azienda dell’imprenditore agricolo rispetto a quelli acquistati presso terzi. In particolare la proposta mira a stabilire che  “I prodotti agricoli e agroalimentari destinati dagli agricoltori alla vendita diretta, se acquistati presso terzi debbono essere collocati in aree o in scaffali separati dai prodotti del proprio fondo, ovvero identificati mediante cartelli o altri mezzi atti ad individuarne la diversa provenienza.” Negli ultimi anni, la vendita diretta di prodotti agricoli e agroalimentari ha incontrato un notevole interesse nel pubblico dei consumatori che trovano nella vendita presso i fondi una motivata soddisfazione in relazione all’origine presunta dei prodotti esitati.  Va però considerato che il consumatore non può non essere reso edotto della provenienza dei prodotti ortofrutticoli del fondo entro il quale sono commercializzati, altrimenti potendosi realizzare una pubblicità ingannevole.

Tutto ciò premesso, al fine di agevolare e tutelare i consumatori negli acquisti, si è quindi proposto che i prodotti che l’agricoltore acquisti presso terzi debbano quanto meno essere collocati in aree o su scaffali separati dai prodotti del proprio fondo, ovvero identificati mediante cartelli o altri mezzi atti ad individuarne la diversa provenienza. Per una maggiore tutela del consumatore e trasparenza del mercato è opportuna una separazione tra gli alimenti di produzione aziendale da quelli “esterni”.

Sempre nell’ambito della legge di delegazione europea Fiesa Confesercenti ha condiviso l’emendamento teso a conferire valore equipollente ai documenti di accompagnamento per l’assolvimento dell’obbligo della forma scritta dei contratti.

La proposta è volta ad assicurare che, nel recepire la direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, sia salvaguardata la possibilità di assolvere l’obbligo della forma scritta dei contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari mediante forme equipollenti quali documenti di trasporto o di consegna e fatture, così come attualmente previsto. La proposta di modifica non fornisce alcun motivo a supporto della scelta di vietare che l’obbligo della forma scritta dei contratti di cessione si possa considerare assolto anche mediante sistemi equipollenti ignorando che determinati tipi di scambi commerciali, mancando un vero e proprio contratto scritto a monte, riescono a essere conformi a quanto oggi prescritto dall’art. 62 solo in virtù della equipollenza. Si pensi, ad esempio, all’attività di un esercente frutta e verdura che quotidianamente contatta i propri fornitori per acquistare le verdure e la frutta disponibili sul momento. Ciò anche in considerazione del momento di grave difficoltà per le imprese indotto dall’emergenza sanitaria, in cui si avverte la necessità di semplificare l’attività imprenditoriale.

Infine, la Presidenza ha espresso soddisfazione per i primi risultati utili del corso di formazione in “Scienza dell’alimentazione e di diritto alimentare” istituito da Fiesa con UnitelmaSapienza Università degli Studi di Roma, e ClioEdu che sta vedendo i  primi partecipanti conseguire l’Attestato di frequenza e superamento del corso. Si tratta di un importante risultato perseguito da Fiesa per dare più competenze scientifiche agli operatori e maggiore professionalità al settore.

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