Ogm: la posizione di Fiesa. Nella cornice delle libertà assicurare la tipicità e la sicurezza alimentare

La forte ripresa del dibattito sugli ogm in Italia coincide con l’importante rassegna veronese e la nuova sentenza dei giudici che riaprono la questione in termini nuovi.
L’ argomento scuote molte coscienze libere e infiltra dubbi in quel vasto fronte che lungi dal vietare la ricerca o l’utilizzazione degli ogm nell’alimentazione vuole solo continuare a garantire le diversità e stabilire meccanismi di salvaguardia dell’agricoltura, della biologia vegetale e animale, delle coltivazioni tradizionali: operare cioè in nome delle libertà e della salvaguardia del patrimonio nazionale agricolo.
Dal nostro punto di vista, la libertà di ricerca non solo non è minacciata ma rischia di minacciare, se non è “disciplinata” che non è la stessa cosa di “vietata”.
Siamo d’accordo nel ribadire la libertà di ricerca, la necessità di proseguire per migliorare la vita dell’uomo, per dargli più cibo, più sicurezza, più abbondanza, per dare speranze alla ricerca in medicina.
Crediamo che queste finalità appartengano a tutti gli uomini di buona volontà e vadano perseguite in ogni modo, sotto la vigilanza dello Stato
Come rappresentanti della libera impresa, quali Confesercenti e Fiesa sono, desideriamo un mercato aperto, abbondanza di prodotti, un clima di fiducia utile agli scambi e ai profitti. Cose difficili da ottenere in un mondo chiuso, culturalmente ed economicamente autarchico.

Nello specifico riteniamo che:

1) le biotecnologie alimentari necessitano di estrema attenzione nell’applicazione pratica. Quello che deve prevalere è il principio di precauzione;

2) dato che alcuni alimenti transgenici sono già presenti, quello di un’etichettatura esplicita e comprensibile, che consenta al consumatore di scegliere consapevolmente se acquistare alimenti contenenti OGM, deve essere rivendicato come un diritto irrinunciabile non solo del consumatore ma anche dell’operatore commerciale che deve poter scegliere se vendere o no un determinato prodotto, e farlo sapere ai suoi clienti;

3) Al principio di precauzione e cautela deve essere riferita la coltivazione agricola italiana, operando per la coesistenza e per la salvaguardia delle tipicità italiane, impedendo le indesiderate e possibili contaminazioni degli ogm.

Riteniamo, tuttavia, che il vero oggetto della discussione, così come si profila dietro la cortina fumogena delle polemiche, concerne il futuro della nostra agricoltura e delle nostre produzioni.
Sono temi molto importanti sui quali occorre procedere con gradualità e con cautela.
Riaffermata la corretta scelta della coesistenza, desideriamo sottolineare il diritto alla tutela di coloro che intendono produrre prodotti tradizionali, in modo tradizionale. E, poiché la discussione non è solo teorica ma investe gli interessi del paese e degli operatori economici, va anche detto che la forza economica del nostro paese riposa in maniera consistente sui prodotti tipici e tradizionali del nostro patrimonio agro-alimentare.
L’Italia ha il primato europeo delle produzioni a denominazione protetta.
E’ insieme una grande ricchezza storica ed economica, frutto di secoli di lavoro, di conservazione e innovazioni. Pensiamo che non sia saggio rischiare tutto ciò e che vadano adottati tutti i meccanismi necessari di messa in sicurezza.
C’è poi il profilo delle libertà individuali. Della libera scelta e della libera determinazione. I consumatori hanno il diritto, se lo desiderano, di continuare a trovare questi prodotti! Più in generale hanno il diritto di essere informati correttamente sugli ingredienti e sui metodi produttivi!
Tutto questo pone una questione prioritaria che non presuppone un giudizio sulla salubrità o sul gusto dei prodotti ogm, cosa sulla quale si può discutere, premesso che non c’è, allo stato, un orientamento univoco espresso da tutta la comunità scientifica.
Questi argomenti pongono quesiti legittimi e ineludibili, che vertono proprio sul principio di libertà.
Riteniamo che vadano garantiti, ai livelli più alti, i principi di libertà, di ricerca e di sicurezza, nello spirito di pluralità delle vocazioni e degli interessi.
Non si tratta di favorire una coltura a danno di un’altra, la biologica a danno della transgenica, quanto di garantirne la coesistenza.
C’è infine un aspetto inquietante che non può essere rimosso dal dibattito e concerne la politica dei brevetti che rischia di consegnare a poche multinazionali un potere economico enorme che getta un’ipoteca sul futuro alimentare del mondo.
A noi sembrano questi i contorni dello scenario nel quale ci muoviamo e i problemi sui quali confrontarci. E’ per questo che ci richiamiamo ai principi di cautela e di precauzione, pur ribadendo la necessità di procedere sul fronte della ricerca scientifica in campo medico e alimentare: va bene la fragola che grazie al gene del salmone resiste al freddo o al pomodoro che non marcisce, desideriamo però poter continuare a scegliere tra l’una e l’altra produzione e vorremmo che tutto questo non si risolvesse in un oligopolio mondiale di pochi detentori di brevetti e semi ogm.

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