
Tra il 2005 e il 2010 calano gli acquisti di carni fresche (-0,9%), in particolare bovini (-2,5%) e conigli (-5%)
La crisi economica ha fortemente condizionato la struttura dei consumi alimentari in Italia, determinando in particolare un riassetto delle preferenze nel comparto dei proteici. Lo rileva l’Ismea in un’analisi sul settore avicolo presentata al convegno “In quale direzione va la domanda domestica di prodotti avicoli?” organizzato da Avitalia nell’ambito di Fieravicola.
All’origine dei cambiamenti - spiega l’Ismea – ci sono diversi fattori: la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, la polarizzazione dei redditi, accentuata dalla recessione del biennio 2008- 2009, la destrutturazione dei pasti e la crescente attenzione agli aspetti salutistici.
Fattori che sulla base delle rilevazioni del Panel famiglie Ismea hanno determinato, negli ultimi cinque anni, una generale flessione dei volumi di acquisto delle carni fresche (-0,9% in media d’anno nel periodo 2005-2010), con lievi aumenti solo per quelle avicole (+0,3%) e riduzioni particolarmente evidenti per il bovino (-2,5%) e il coniglio (-5%).
Le tendenze più recenti, relative a tutto il 2010, confermano su base annua l’andamento positivo dei consumi di carni avicole (+0,4% rispetto al 2009), evidenziando al contempo un leggero recupero per le suine (+0,3%), ma un proseguimento della riduzione a carico delle carni bovine (-5%) e cunicole (-3,9%). Migliorano, invece, gli sviluppi per le ovicaprine (+1,3%), che nel medio periodo avevano però accusato segnali di evidente stagnazione.
L’analisi di dettaglio sul comparto avicolo rivela forti divaricazioni nella dinamica dei consumi, con una marcata crescita nei volumi di acquisto di pollame e un calo altrettanto significativo nel segmento del tacchino.
Nel quinquennio in esame - rileva l’Ismea - per le carni di pollo si è registrato un aumento medio annuo dell’1,6%, cui si è contrapposto un -3,5% dei consumi di tacchino. La divergenza negli andamenti è ribadita e consolidata dagli sviluppi del 2010, che ha chiuso con un incremento del 2,7% per il pollame e con un calo dell’8,1% per il tacchino, anche per effetto di una più accentuata riduzione dei prezzi per le carni di pollo (-5%, contro il -0,6% del tacchino).
L’Ismea segnala, inoltre, l’ottima performance delle uova, con i consumi delle famiglie in espansione sia nel medio periodo che nelle evidenze 2010.
Per l’insieme degli avicoli, i dati sulla ripartizione della spesa di carni fresche rivelano, tra il 2005 e il 2010, un rafforzamento della quota che dal 15,3% si è portata al 18,3%. Al contrario hanno perso in termini di incidenza soprattutto le carni bovine (dal 52% al 49,7%) e, in misura meno marcata, i tagli suini (dal 17,9% al 16,9%) e il coniglio (dal 2,7% al 2,2%).
Tra gli avicoli gli italiani promuovono a pieni voti il pollame, balzato al 73,9% di quota nel 2010 (era al 68,6% nel 2005). Pesante dietro front invece per il tacchino, che dal 24,7% del 2005 è sceso, sempre in termini di incidenza sul totale dei consumi di carni avicole, al 19,3%.
L’analisi Ismea è scaricabile dal sito www.ismea.it
Fonte: Agra n. 5 di maggio 2011