
Le forme e i modi di produrre, distribuire e consumare sono radicalmente cambiati nel corso degli ultimi anni. Ci troviamo infatti un una fase di stagnazione della domanda di beni e di una maggiore richiesta di servizi.
La debordante presenza della distribuzione organizzata, dei factoring-outlet, 20 della crescita delle transazioni web, hanno dato un’ulteriore spallata ai punti vendita presenti nei centri urbani. Come sempre, però, quando lo sviluppo delle grandi strutture schiaccia i negozi di vicinato e si traduce inevitabilmente in desertificazione di interi quartieri e di piccoli e medi centri urbani, ci si accorge che un beneficio, un servizio in più, può trasformarsi in disagio. Ecco perché comincia ad esserci una maggiore consapevolezza che la piccola e media impresa commerciale rappresenta un forte riferimento pratico ed identitario per intere comunità.
I centri commerciali naturali, vie, quartieri che si organizzano e promuovono intere zone come luogo vicino e con una sua “anima”.
Una vera e propria innovazione culturale, ancora prima che economica, che vede gli operatori commerciali, gli artigiani ed altre imprese dei servizi, prendere coscienza della forza di attrazione e del valore aggiunto delle città.
Solo così si può arginare l’elevato turn-over del commercio, che ha visto sparire quasi la metà delle imprese che hanno avviato la propria attività nel 2007, bruciando così risorse e lavoro. Si sta giustamente enfatizzando la possibilità di avviare un’impresa in un giorno, ma non possiamo e non dobbiamo dimenticarci dell’alto rischio di chiusura che incombe su nuove e vecchie attività.
Proprio in questa logica, non è accettabile la deregulation degli orari nei comuni turistici che finirà col favorire solo le grandi strutture commercia; è un punto sul quale chiediamo con forza al governo di rivedere la norma.
L’insuccesso di un’impresa comporta un costo per l’imprenditore ed un elevato costo sociale per i cittadini.
Occorre prevenire queste difficoltà con azioni mirate a sostenere le piccole e medie imprese, puntando sulla formazione continua e su sostegni finanziari agevolati finalizzati all’innovazione ed alla comunicazione.
Il nostro storico messaggio “se vive il commercio, vivono le città” è ancora attuale e noi intendiamo riproporlo per valorizzare il servizio di vicinato, il ruolo sociale ed il valore economico delle piccole e medie imprese.
Lo rilanciamo anche perché continua la solita storia di voler progettare il commercio su misura della grande distribuzione e non su quello delle città e delle PMI.
Le Regioni hanno la competenza in materia di commercio, ma il Governo se ne dimentica e favorisce così l’invasività della grande distribuzione. Fate un passo indietro, anche perché non si comprende perché questo tour de force deve valere per il commercio e non per gli uffici pubblici, per il Parlamento, per le Regioni e per gli Enti locali. Qualcuno provi a spiegarcelo.
Roma, 7 luglio 2011
Comunicato Stampa
Assemblea Confesercenti
Senatrice Fioroni (PD): commercio e turismo motori della crescita. sbagliata la proposta sulla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi
"Rivitalizzazione dei centri storici, valorizzazione dei piccoli esercizi commerciali a presidio del territorio, innovazione, riforma del settore dei carburanti, proposte per una vera politica del turismo. Sono numerose le proposte presentate dal Pd in Parlamento su questi temi. Iniziamo ad affrontarle per rilanciare la crescita e l'occupazione a partire dalle pmi, motore della nostra economia". E' questa la dichiarazione della Senatrice Pd Anna Rita Fioroni a margine dell'Assemblea nazionale di Confesercenti.
"Ad oggi - ha aggiunto Fioroni - questo Governo non ha adottato misure significative in tema di commercio e turismo per creare un percorso virtuoso di crescita e raggiungere gli obiettivi indicati da Venturi. La proposta di liberalizzare gli orari di apertura degli esercizi commerciali nelle città d'arte e nei comuni turistici è l'ennesima trovata inutile: la flessibilità era già assicurata dalla normativa vigente. Inoltre, togliere ai Comuni il coordinamento dei differenti tempi delle attività cittadine rischia di creare una situazione caotica. Senza dimenticare che in questo modo si esclude la facoltà degli esercenti di determinare liberamente gli orari di apertura e chiusura e di derogare all’obbligo di chiusura domenicale e festiva nei comuni che hanno vocazione non prettamente turistica ".
Ufficio stampa
Serena Olivetta