
Soddisfazione per il lavoro svolto in sede parlamentare in materia di disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari è stata espressa dalla Fiesa Confesercenti.
Il provvedimento alla fase finale dell’iter parlamentare al Senato segna una svolta nella tutela del made in Italy e nella certificazione della qualità.
“Si tratta di un risultato che giunge dopo lunghi anni di confronti, dibattiti e resistenze. Finalmente il consumatore - e anche il dettagliante - potrà contare su una etichetta che indichi in modo chiaro l’origine del prodotto - ha dichiarato il Presidente della Fiesa Gian Paolo Angelotti - è un passaggio fondamentale che erode gli spazi alla speculazione alimentare fondata sull’equivoco di denominazioni e suggestioni di immagini usate impropriamente nella comunicazione e tale da indurre in errore i consumatori e recare danno agli operatori della filiera alimentare.”
Ma la Fiesa Confesercenti interviene anche sul tema della sicurezza alimentare molto dibattuto in questi giorni ed osserva che “le voci sulla presunta depenalizzazione delle frodi alimentari, alimentate negli ultimi giorni, sono infondate.
Secondo alcune ricostruzioni la legge contro le frodi alimentari sarebbe stata vittima del decreto taglia leggi del Ministro Calderoli. Ma, da una lettura attenta delle norme in tema di semplificazione, questo è da escludersi. Alcuni commentatori avevano tratto la convinzione che anche la legge 283 del 1962 sia stata spazzata via dalla legge 246 del 2005, ma non è così. La stessa legge-delega per la semplificazione esclude, infatti, dall'abrogazione tutti i provvedimenti che rechino nel titolo la dicitura "codice" o "testo unico". E, dal momento che la 283/62 ha nell’epigrafe la parola “testo unico”, la tutela degli alimenti è salva. Ma non è solo questione di cavilli. Vanno in questo senso sia i lavori parlamentari della legge delega che un dossier contemporaneo del Senato che la stessa posizione assunta dal Ministero della Salute. A tutela della salute dei consumatori rimane dunque l’art 5 della legge 283 ma anche il codice penale”.