
Con una nota al Ministro della Salute On. Ferruccio Fazio, la Fiesa ha chiesto che il MInistero:
- disponga l’esenzione dall’applicazione di interessi e sanzioni per le imprese che intendano versare quanto dovuto per l’anno 2009;
- proroghi, per almeno un semestre - in attesa di conoscere i dati inerenti il primo anno di applicazione del nuovo sistema - la scadenza dei termini per il pagamento delle tariffe per l’anno in corso, permettendo al Ministero di rimeditare opportunamente alcune scelte e in subordine di eventualmente modificare le tariffe.
Come è noto il decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 194, ha stabilito le modalità di finanziamento dei controlli sanitari ufficiali, per la verifica della conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali.
Il decreto, in particolare, ha posto a carico degli operatori dei settori interessati dai controlli apposite tariffe, che sostituiscono qualsiasi altra tariffa prevista per i controlli sanitari.
La norma riguarda molte imprese nostre associate, fra le quali gli operatori del settore alimentari operanti in mercati generali, gli operatori del settore ortofrutticoli freschi, i panifici con attività prevalente di vendita all’ingrosso.
La Fiesa ha evidenziato come il nuovo regime sia stato recepito, non solo dal mondo delle imprese, come l’ennesimo, iniquo balzello.
Infatti, la Regione Lombardia faceva presente “la difficoltà di integrazione tra il decreto legislativo e l’attuale sistema di organizzazione e finanziamento dei servizi adibiti ai controlli del settore alimentare, che afferiscono al SSN e sono quindi finanziati dalla fiscalità generale e tenuti ad erogare l’attività di controllo come parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (…). E’ dunque evidente che la disciplina tariffaria a carico degli Operatori del Settore Alimentare (…) non può costituire la modalità di esclusivo finanziamento dei controlli sanitari ufficiali”.
La Regione Piemonte, da parte sua, con circolare del 28 gennaio 2009, aveva già messo in evidenza come, in accordo con le altre Regioni, prima dell’approvazione del D. Lgs. n. 194, avesse “proposto al Governo una serie di emendamenti, per consentire al provvedimento legislativo di raggiungere gli obiettivi previsti dagli indirizzi comunitari, salvaguardando le piccole imprese, gli interessi delle aziende a bassa capacità produttiva, i metodi tradizionali impiegati per la produzione e la distribuzione di alimenti, nonché le esigenze delle aziende del settore situate in aree soggette a particolari difficoltà di ordine geografico. Tali emendamenti avrebbero, tra l’altro, evitato di addebitare alle imprese medio-piccole l’intero costo dei servizi relativi ai controlli sanitari ufficiali, eliminato l’obbligo del pagamento anticipato delle tariffe e garantito uniformità nell’applicazione degli importi dovuti per l’ispezione nei macelli”.
Le evidenziate difficoltà - denunciate dalle strutture periferiche di Fiesa - di integrazione del sistema e le difficoltà inerenti il negativo impatto che le nuove norme si prestavano ad avere nei confronti delle piccole e medie imprese sono oggi un dato di fatto.
E’ dunque impellente ed ineludibile - seconda la Federazione degli alimentaristi di Confesercenti - l’esigenza che, così come a suo tempo richiesto dalle Regioni e fatto presente da alcune Associazioni di categoria, si ponga mano ad una serie di correttivi che, pur consentendo il perseguimento dell’interesse all’effettività ed efficacia dei controlli, tengano conto delle condizioni economiche e della capacità contributiva del tessuto delle piccole e medie imprese, fra l’altro minata dall’attuale riconosciuto stato di crisi economica generale, in considerazione peraltro che le finalità perseguite sono già ampiamente garantite dall’ottimo funzionamento dei controlli del SSN e dalla normativa sull’autocontrollo.
E’evidente che siamo in presenza di una duplicazione di costi, che, rapportati alle Pmi, diventano insostenibili, arrivando ad incidere in maniera significativa - in alcuni casi addirittura per il 10% - sul reddito d’impresa.