
Dopo il caso dei sette bambini infettati da un batterio E.Coli per aver mangiato hamburger, anche in Italia si è diffusa la preoccupazione.
I carabinieri dei Nas, nei giorni scorsi, hanno sequestrato oltre 1500 confezioni di hamburger e 4.000 di polpette, in totale circa cinque tonnellate di prodotto. Il sequestro è avvenuto in Veneto, in provincia di Verona, nella piattaforma logistica dei supermarket di una nota marca di distribuzione tedesca, che sta ritirando dai suoi negozi i prodotti "sospetti”.
La merce sequestrata era a marchio di un’azienda francese all'origine dell'infezione dei 7 bambini francesi della zona di Lilla.
Si è trattato di “un sequestro preventivo di una partita di hamburger che dopo i controlli, verrà dissequestrata - ha dichiarato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio - che ha aggiunto “Oggi mangerò hamburger, i consumatori italiani possono stare tranquilli. Il sistema italiano, in questa situazione ha dimostrato di essere un sistema ottimo. In più se la carne viene cotta bene, non c’è nessun pericolo. C'è solo troppo allarmismo.”
Ad ogni modo diverse fonti assicurano che gli hamburger incriminati non sono in vendita in Italia.
Preoccupazione si è diffusa tra gli operatori del settore carni che temono una caduta di domanda.
Il nuovo ceppo di batteri di E. Coli, diverso da quello che ha riguardato l’ortofrutta tedesca, non si sa se si annida nel prodotto carne o all’interno del complesso sistema di filiera.
Sull’argomento alcune associazioni territoriali di Assomacellai hanno svolto riunioni per rassicurare l’opinione pubblica.
A Reggio Calabria, la Fiesa Assomacellai ha reso noto che «La carne italiana e tutti i suoi derivati sono sicuri per l’alimentazione, essendo sottoposti a minuziosi controlli fatti giornalmente dalle autorità e non presentano nulla che possa minimamente intaccare l’ottima qualità della stessa carne italiana. Raccomandiamo quindi di usare carne e derivati tranquillamente, dal momento che garanzia e tracciabilità sono assicurate dalle macellerie italiane che debbono rispondere a rigidi standard di legge a tutela dei consumatori, a cominciare dai severi controlli derivanti dal sistema obbligatorio dell’HACCP e dalle procedure di tracciabilità».