
Il 62% dei 8100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari. E’ l’effetto desertificazione che lascia circa 5000 comuni senza servizi primari come comprare il pane, il latte, la carne.
“Si tratta di centri abitati spesso con grandi tradizioni storiche e vecchi di secoli che manifestano i sintomi del “disagio insediativi”, nonostante l’alta funzione della gestione del territorio; c’è stato un effetto velocizzazione - ha dichiarato Gian Paolo Angelotti, Presidente Fiesa - nel fenomeno di chiusura e abbandono delle attività alimentari (- 7%, 8% nell’ultimo biennio ) che è diventato allarmante: da qui al 2015 potremmo contare poco più di 3000 panetterie e 2500 drogherie con il rischio concreto di vedere circa 2 mila comuni trasformati in città fantasma”.
Ne deriva un danno grossissimo alle attività economiche di filiera che restano senza vetrine nel paese del primato dei prodotti tipici
“E’ per questo che bisogna correre ai ripari. - ha continuato Angelotti - Agevolazioni fiscali agli esercizi commerciali che svolgono attività primaria: estensione del regime forfetario semplificato, aliquota unica al 20%, superamento dello scontrino fiscale come per alcune categorie, abbattimento della tariffa rifiuti del 50%, riduzione al 10% delle aliquote su luce, gas e rifiuti, agevolazioni ICI”.
Notizie dalle Agenzie
COMMERCIO: FIESA, A RISCHIO IN BASILICATA GLI 'ALIMENTARI'
(ANSA) - POTENZA, 8 NOV - Molti comuni lucani rischiano di ''restare senza negozi di generi alimentari entro i prossimi cinque anni'', e nell'ultimo decennio queste attivita' commerciali in Basilicata sono diminuite del 30 per cento.
I dati sono stati resi noti, in un comunicato, dalla Fiesa (Federazione italiana esercenti specialisti dell'alimentazione): il presidente provinciale di Potenza della Confesercenti, Prospero Cassino, ha spiegato che si tratta di ''un'emergenza'', proponendo quindi ''un'aliquota iva generalizzata al quattro per cento, l'estensione del regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani anche ai commercianti al di sotto dei 30 mila euro di reddito, una premialita' fiscale, l'abbattimento della tassa sui rifiuti e dell'Ici, e un bonus fiscale - ha concluso - per le imprese che si insediano in aree rurali o che operano all'interno di contesti territoriali di filiera''. (ANSA).
Crisi/ Confesercenti: A rischio negozi alimentari per 62% comuni
Allarme per i servizi commerciali 'primari' in 5000 comuni
Roma, 8 nov. (Apcom) - Il 62% degli 8100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari. E' l'effetto "desertificazione" che lascia circa 5000 comuni senza servizi primari come l'acquisto di pane, latte e carne. Il dato "allarmante" è emerso nel corso dell'assemblea elettiva della Fiesa-Confesercenti.
"Si tratta - spiega Gian Paolo Angelotti, Presidente Fiesa - di centri abitati spesso con grandi tradizioni storiche e vecchi di secoli che manifestano i sintomi del 'disagio insediativo', nonostante l'alta funzione della gestione del territorio; c'è stato un effetto velocizzazione nel fenomeno di chiusura e abbandono delle attività alimentari (- 7%, 8% nell'ultimo biennio) che è diventato allarmante: da qui al 2015 potremmo contare poco più di 3000 panetterie e 2500 drogherie con il rischio concreto di vedere circa 2 mila comuni trasformati in città fantasma".
Ne deriva - spiega Fiesa Confesercenti - un danno grossissimo alle attività economiche di filiera che restano senza vetrine nel
paese del primato dei prodotti tipici.
Crisi/ Confesercenti: a rischio negozi alimentari per 62%... -2-
Correre ai ripari con agevolazioni fiscali ai negozi
Roma, 8 nov. (Apcom) - "E' per questo che bisogna correre ai ripari - ha aggiunto Angelotti - mettendo in campo agevolazioni fiscali agli esercizi commerciali che svolgono attività primaria, estensione del regime forfetario semplificato, aliquota unica al 20%, superamento dello scontrino fiscale come per alcune categorie, abbattimento della tariffa rifiuti del 50%, riduzione al 10% delle aliquote su luce, gas e rifiuti, agevolazioni Ici".
Su 100 euro spesi nell'alimentare, si sottolinea, solo 56 restano nella filiera in quanto tale e il resto finisce in funzionalità esterne tra logistica trasporto, packaging, pubblicità. C'è un'area di recupero efficienza del 20% a cui gli attori della filiera dovranno far fronte.
Uno studio, presentato nel corso dell'assemblea, dimostra che nella ripartizione degli utili agricoltura ingrosso e dettaglio si aggiudicano ognuno 1/3 del prezzo finale. "Semmai occorre vigilare il ruolo svolto da alcune funzioni che sembrano dominate da attività malavitose nel settore della movimentazione merci e stoccaggio - ha detto Angelotti - un'attività che secondo alcune fonti frutta oltre il 10% dell'intero fatturato alimentare italiano che si aggira sui 135 mld di euro".
Quanto alla polemica ricorrente sui prezzi, nell'ultimo quarto di secolo, i prodotti alimentari sono stati abbondantemente sotto il livello d'inflazione (147% contro il dato generale di 163%) un ruolo virtuoso del commercio che spesso ha incamerato aumenti
compensati con maggiore efficienza.
"Occorre subito - ha concluso il presidente di Fiesa - la defiscalizzazione della 13a per far ripartire i consumi alimentari".
COMMERCIO: FIESA, IN PICCOLI COMUNI NEGOZI ALIMENTARI RISCHIANO DI SPARIRE IN 5 ANNI
L'ALLARME DALL'ASSEMBLEA CHE HA ELETTO PRESIDENTE GIANPAOLO ANGELOTTI
Roma, 7 nov. (Adnkronos) - Gran parte dei comuni italiani rischia di restare senza negozi di generi alimentari entro i prossimi 5 anni. E' questo il dato allarmante emerso nel corso dell'assemblea elettiva della Fiesa-Confesercenti, sul tema 'La distribuzione nell'era della sostenibilita'', svoltasi ieri a Roma, nel corso della quale e' stato nominato presidente all'unanimita' Gianpaolo Angelotti.
Il processo di desertificazione, secondo l'associazione, ha assunto una continuita' ed addirittura un'accelerazione preoccupanti che hanno portato gli esercizi commerciali alimentari al dettaglio dai 400 mila degli anni '80 agli 89.085 dello scorso anno: soltanto tra il 2005 ed il 2009 sono stati oltre 16 mila i negozi del settore a chiudere i battenti, mentre negli ultimi due anni si sono arresi oltre 5.600 esercizi.
''Siamo di fronte ad un'emergenza che -sottolinea Angelotti- rischia di avere risvolti disastrosi a livello locale e nazionale, sia in termini economici, sia sociali. Oltre agli inevitabili effetti sui livelli occupazionali, sulla produttivita' e sulla competitivita', la desertificazione commerciale portera' con se anche problemi importanti a carico soprattutto delle fasce sociali piu' svantaggiate''.
Occorre dunque, secondo Fiesa, intervenire subito cominciando da un'aliquota iva generalizzata al 4%, dall'estensione del regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani anche ai commercianti al di sotto dei 30 mila euro di reddito. Chiediamo inoltre una premialita' fiscale, a valere sulla tassazione locale, l'abbattimento della tassa sui rifiuti e dell'Ici, per le imprese di vicinato che forniscono servizi primari nei centri urbani ed un bonus fiscale per le imprese commerciali che si insediano in aree rurali o che operano all'interno di contesti territoriali di filiera.
COMMERCIO: FIESA, IN PICCOLI COMUNI NEGOZI ALIMENTARI RISCHIANO DI SPARIRE IN 5 ANNI (2)
(Adnkronos) - La Fiesa ribadisce poi la richiesta piu' volte avanzata del superamento dei registratori di cassa come strumenti fiscali: bastano gli studi di settore implementati con 'adeguatori agli indici di mercato'. Tra le priorita' per fronteggiare la situazione critica in cui si trovano a sopravvivere i negozi alimentari italiani c'e' poi quella della razionalizzazione della filiera e la parificazione dei trattamenti fiscali in materia di vendita dei prodotti alimentari tra vendita diretta agricola e vendita negli esercizi di vicinato, superando cosi' un'anacronistica e scandalosa disparita' di trattamento che genera equivoci e rendite di posizione.
''Si tratta soltanto di alcune delle proposte che abbiamo indicato al Governo ma che -sottolinea il neopresidente di Fiesa- rappresentano gli interventi piu' urgenti da mettere in campo per arginare quella che sta diventando una vera strage tra gli esercizi di vicinato. I piccoli negozi che spesso caratterizzano i centri storici stanno perdendo la loro battaglia contro i giganti della grande distribuzione organizzata. Gli ipermercati ed i centri commerciali -conclude- hanno invaso le periferie e l'interland dei comuni garantendo ai consumatori un'offerta a condizioni di concorrenza spesso scorretta e sempre insostenibile da parte dei piccoli esercizi che sono cosi' costretti ad arrendersi sempre piu' spesso''.
COMMERCIO: FIESA, VERSO ESTINZIONE PICCOLI ALIMENTARI
ASSOCIAZINE DI CONFESERCENTI, DESERTIFICAZIONE IN MOLTI COMUNI
(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Gran parte dei comuni italiani rischia di restare senza negozi di generi alimentari entro i prossimi 5 anni. E' questo il dato allarmante emerso nel corso dell'assemblea elettiva della Fiesa-Confesercenti, sul tema 'La distribuzione nell'era della sostenibilita'', svoltasi ieri a Roma, nel corso della quale e' stato nominato presidente all'unanimita' Gianpaolo Angelotti.
''Il processo di desertificazione ha assunto una continuita' ed addirittura un'accelerazione preoccupanti - afferma la Fiesa-Confesercenti - che hanno portato gli esercizi commerciali alimentari al dettaglio dai 400 mila degli anni '80 agli 89.085 dello scorso anno: soltanto tra il 2005 ed il 2009 sono stati oltre 16 mila i negozi del settore a chiudere i battenti, mentre negli ultimi 2 anni si sono arresi oltre 5.600 esercizi''.
Secondo Angelotti, che parla di ''disertificazione commerciale'', i conseguenti effetti sui livelli occupazionali, sulla produttivita' e sulla competitivita', peseranno soprattutto sulle fasce sociali piu' svantaggiate. Occorre dunque ''intervenire subito cominciando da un'aliquota iva generalizzata al 4%, dall'estensione del regime fiscale semplificato previsto per gli artigiani anche ai commercianti al di sotto dei 30 mila euro di reddito''. Le imprese chiedono inoltre una premialita' fiscale, a valere sulla tassazione locale, l'abbattimento della tassa sui rifiuti e dell'Ici, per le imprese di vicinato che forniscono servizi primari nei centri urbani ed un bonus fiscale per le imprese commerciali che si insediano in aree rurali o che operano all'interno di contesti territoriali di filiera. La Fiesa ribadisce poi la richiesta piu' volte avanzata del superamento dei registratori di cassa come strumenti fiscali: bastano gli studi di settore implementati con ''adeguatori agli indici di mercato''.
''Si tratta soltanto di alcune delle proposte che abbiamo indicato al Governo - ha sottolineato il neopresidente di Fiesa - ma che rappresentano gli interventi piu' urgenti da mettere in campo per arginare quella che sta diventando una vera strage tra gli esercizi di vicinato''. (ANSA).